Ventagli - Paravento a due ante

Ventagli - Paravento a due ante

Metà del periodo Edo (1615-1867)
Inchiostro, pigmenti e gofun moriage su fondo oro
173,5 x 190 cm

Le composizioni con ventagli furono una specialità della scuola di Tawaraya Sōtatsu a Kyōto verso la fine dell’era Ken’ei (1624-1643). Il byobu poteva essere decorato con ventagli dipinti direttamente sul paravento o, come in questo caso, con ventagli veri e propri, incollati sul fondo dorato.

Il ventaglio è sempre stato utilizzato nella tradizione giapponese come elemento decorativo. Questo oggetto possiede anche un significato benaugurale, rappresentando il ”dischiudersi” del futuro.

Molti dei ventagli di questo paravento raffigurano episodi letterali o soggetti mitologici, altri mostrano i fiori delle quattro stagioni e paesaggi naturali, con uno stile che varia da un ventaglio all’altro.

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Artista e donna: tre ritratti dal Giappone

In occasione della Festa della Donna, vi presentiamo tre artiste giapponesi che hanno profondamente influenzato la cultura del Sol Levante, lasciando tracce influenti rispettivamente nella letteratura, nel cinema e nell'arte: Murasaki Shikibu, Setsuko Hara e Yayoi Kusama.

Iniziamo il nostro viaggio in pieno Heianjidai, periodo di massimo splendore della corte. La lingua nobiliare è ancora il cinese, ma le prime forme di giapponese scritto stanno prendendo forza framite le opere femminili, basate su un alfabeto di scrittura sillabico, i kana.

Discendente di una famiglia di lunga tradizione letteraria, Murasaki Shikibu (pseudonimo di corte composto da Murasaki, nome di uno dei suoi personaggi, e Shikibu in riferimento al ruolo del padre, shikibu-shō) nasce alla fine del 10 secolo. Riceve fin da piccola una formazione non convenziale, grazie alla quale apprende il cinese, lingua riservata agli uomini, e le arti tradizionali.

Si sposò piuttosto tardi per il tempo e rimase fino ai suoi trent'anni inoltrati in casa del padre: gli sposi vivevano infatti in case separate al tempo e il marito si recava a fare visita in quella sede. Non è dato sapere se iniziò a scrivere il Genji Monogatari in quel periodo o subito dopo la morte del marito, avvenuta pochi anni dopo; è accertato invece che si trasferì presso la corte nei tardi trent'anni, come dama di compagnia dell'Imperatrice Shōshi.
Il Genji Monogatari è considerato il capolavoro della letteratura giapponese tradizionale.

Nelle 1100 pagine e 54 capitoli del monogatari sono tratteggiati le abitudini e lo stile di vita della corte del tempo, permeati da estrema raffinatezza ed eleganza. Il valore della narrazione risiede nel delicato tratteggio delle personalità e nell'incredibile capacità d'espressione dell'atmosfera del tempo.

Cambiamo completamente ambito e periodo: Masae Aida, meglio nota come Setsuko Hara, nasce nel Giugno 1920. Oggi di lei si sono perse le tracce ma mantiene suo status di simbolo del cinema giapponese degli anni '50.

Attiva dal 1935 al 1963, ha recitato sotto registi del calibro di Mikio Naruse, Akira Kurosawa e Yasujiro Ozu. I suoi ruoli sono stati molteplici e rappresentativi della propria epoca: dall'eroina pronta a sacrificare sè stessa del periodo pre bellico, si è trasformata nel perfetto modello di donna giapponese durante i film della Seonda guerra mondiale.

Nel secondo dopoguerra ha rappresentato il modello della nuova donna giapponese, positiva e ottimista nei confronti del futuro, ma anche ruoli profondamente legati ai valori tradizionali, impesonando l'artechipo femminile devoto al padre, o al marito.
Nelle sue collaborazioni con Ozu emerge un'altra Setsuko, desiderosa di esprimere se stessa nonostante i dettami sociali.

Filo conduttore delle sue interpretazioni è l'incredibile capacità espressiva e l'abilità con cui ha interpretato il conflitto interiore fra le aspirazioni personali e gli obblighi imposti dalla società. Piccola curiosità: Ozu e Kogo Noda hanno spesso attribuito al personaggio interpretato dalla Hara il nome di "Noriko", quasi a sottolineare una continuità fra le varie performance.

Nel 1963, anno della morte di Ozu, Setsuko si ritira a vita privata a Kamakura e da allora rifiuta i contatti con i media. E' stata fortemente criticata per non aver fornito spiegazioni per la sua scelta: la dichiarazione è stata improvvisa, comunicata nel suo stile tipico, con molte esitazioni e un sorriso finale.
In Giappone è tutt'ora definita "Eterna Vergine"

Un'altra figura controversa del '900 giapponese è sicuramente Yayoi Kusama. Arte pop, minimalismo e femminismo sono solo alcuni dei filoni che vedono in lei una valida rappresentante, riconosciuta da personalità come Andy Warhol. Colori psichedelici e pattern ripetitivi caratterizzono la sua variegata produzione e sono tuttora riconoscibili nelle sue opere

Nata a Matsumoto nel 1929, ha studiato arte a Tokyo; i canoni della pittura Nihonga erano troppo restrittivi per lei, così negli anni '50 si dedicò alle avanguardie americane. Iniziò a dipingere supefici, muri, oggetti e assistenti con pattern ripetitvi, adottando per la prima volta i pois che diventeranno il suo tratto distintivo.

Nel 1957 si trasferisce negli Stati Uniti, dove ha modo di entrare direttamente nel panorama degli artisti contemporanei. Lì aderì al movimento hippie e alle proteste contro la guerra in Vietnam, organizzando happening caratterizzati da nudità in luoghi pubblici simbolici.
Una delle sue opere più conosciute è il Narcissus Garden, esposto alla Biennale di Venezia nel 1966, composto da centinaia di sfere specchianti esposte all'esterno in un 'tappeto cinetico''. Kusama stessa aprì un banchetto al di fuori della Triennale, dove iniziò a vedere le sfere una ad una, fino a quando non intervenirono gli organizzatori.

Dopo anni di attiva partecipazione al mondo artistico americano, nel 1973 Kusama ritornò in Giappone. Dal 1977 continua la sua produzione all'interno di un ospedale psichiatrico, in cui si è internata volontariamente, dove affianca la scrittura alle arti figurative.


Hinamatsuri

Akari o tsukemashou bonbori ni
Ohana o agemashou momo no hana
Gonin bayashi no fue taiko
Kyo wa tanoshii Hinamatsuri

Terzo giorno del terzo mese: oggi in Giappone si celebra Hinamatsuri, la festa delle bambine.

Letteralmente "festa delle bambole" e chiamata anche "festival dei fiori di pesco" secondo la stagione del calendario lunare, la tradizione ha origine anticamente in Cina, dove era usanza trasferire la sfortuna su alcuni fantocci per allontanarla da sè: per farlo, dopo aver soffiato su una bambola, la abbandonavano alle acque in un rito di purificazione che scacciasse il male dalla famiglia.

L'usanza è stata ufficialmente importata in Giappone durante il periodo Edo (1603-1868), anche se la tradizione del hinanagashi è precedente. Ancora oggi viene ripetuta in alcune zone del Giappone, con un occhio all'ecologia: le barche con le bambole vengono recuperate dal fiume per impedire che finiscano nelle reti dei pescatori, per poi essere bruciate e purificate in un tempio shintoista.

Più diffusamente, Hinamatsuri viene festeggiato in casa dalle famiglie con figlie femmine, esponendo le hina-Ningyo, bambole che rappresentano la corte imperiale del periodo Heian (794-1192). Ognuna di esse è vestita con i costumi dell'epoca; in particolare l'imperatrice porta il juuni-hitoe, il kimono dei dodici strati.

hinamatsuri

Nelle case più piccole è diffusa la versione composta unicamente dalla coppia imperiale, ma il set completo attualmente raccoglie 15 bambole, che vanno collocate secondo un ordine ben preciso sul hinadan, struttura "a gradini" coperta da un drappo rosso con bordo multicolore.

L'ordine di disposizione è gerarchico e parte con Imperatore e Imperatrice (piccolo strappo alla correttezza storica: al tempo l'Imperatore non aveva una sola consorte) sul primo gradino, per passare alle tre dame di corte, poi ai cinque musicisti. Sul quarto sono disposti due ministri, subito sotto tra samurai, per terminare con gli oggetti di corte sul sesto e settimo gradino.

Le figure sono in una posizione specifica e sono intervallate da elementi decorativi rituali; in particolare, gli hishimochi, dolci tipici dell'Hinamatsuri, vengono posizionati accanto ai ministri di corte.

Esistono set di bambole molto antichi, tramandati di generazione in generazione come parte della dote quando la figlia si sposa. Nel corso del tempo sono diventati oggetti da collezione, che possono raggiungere costi impressionanti.
Nel caso invece non siano presenti in famiglia, è compito dei nonni o dei genitori comprare un set per il primo Hinamatsuri della bambina.

Immancabili decorazioni della festa sono i fiori di pesco, che racchiudono le qualità attribuite tradizionalmente alla donna: gentilezza, compostezza e serenità. Proprio per questo sono tradizionalmente legati anche al matrimonio.
Una forte simbologia è legata anche agli hishimochi. Sono infatti composti da tre strati di colori diversi: rosa, per allontanare gli spiriti malvagi, bianco per la purezza e il verde per la salute. Alcuni invece vedono in questa disposizione una rappresentazione della primavera, dove il verde è l'erba sui cui si posa la neve bianca, da spuntano i fiori di pesco.

La tradizione culinaria non si limita agli hishimochi.
Per l'occasione si beve il shirozake, una bevanda non alcolica derivata dalla fermentazione del riso, accompagnata da prelibatezze come arare, osekihan e chirashi.
Le bambine si ritrovano per offrire piccoli cibi alle bambole ed assicurarsi così una buona fortuna.

L'intera collezione di bambole viene esposta a partire da metà Febbraio e riposta accuratamente subito dopo la festa. Infatti la superstizione insegna che ogni giorno di ritardo provocherà un ritardo nel matrimonio della figlia.


Van Gogh Alive: le opere giapponesi

Dal 6 dicembre 2013 al 9 marzo 2014
Fabbrica del Vapore
Via Procaccini 4 - Milano

Van Gogh Alive

“Studiando l’arte giapponese, si vede un uomo indiscutibilmente saggio, filosofo e intelligente, che passa il suo tempo a far che? A studiare la distanza fra la terra e la luna? No; a studiare la politica di Bismarck? No; a studiare un unico filo d’erba.

Ma quest’unico filo d’erba lo conduce a disegnare tutte le piante, e poi le stagioni, e le grandi vie del paesaggio, e infine gli animali, e poi la figura umana. Così passa la sua vita e la sua vita è troppo breve per arrivare a tutto.

Ma insomma, non è quasi una vera religione quella che ci insegnano questi giapponesi così semplici e che vivono in mezzo alla natura come se fossero essi stessi dei fiori? E non è possibile studiare l’arte giapponese, credo, senza diventare molto più gai e felici, e senza tornare alla nostra natura nonostante la nostra educazione e il nostro lavoro nel mondo della convenzione.”

Vincent Van Gogh era legato al Giappone da una visione quasi utopica ed idealizzata, che ha profondamente influenzato la sua produzione artistica dal 1887 nei colori, negli sfondi.

Alcune di queste opere sono state selezionate presso la mostra Van Gogh Alive, attualmente in corso presso la Fabbrica del Vapore.

Un nuovo modo di vivere e conoscere l’arte: affascinante ed educativo. Van Gogh Alive – realizzata in coproduzione con il Comune di Milano – è un’esperienza multimediale per tutta la famiglia. I capolavori di Van Gogh prendono vita, in una vibrante sinfonia di luci, colori e suoni.

Oltre 3000 immagini proiettate in altissima definizione grazie all’innovativo sistema SENSORY 4 comporranno uno straordinario museo impossibile e offriranno un viaggio attraverso l’universo creativo e visionario dell’artista: dagli intensi cromatismi, alla tumultuosa vicenda esistenziale.

Per info:
http://www.vangoghalive.it/
Tel 02-33606436

Sulla nostra pagina Facebook alcune immagini della mostra


Yūgen - Galleria Piva

Yūgen
L’impalpabile profondità dell’arte giapponese

Alcune delle differenze fondamentali tra l’arte occidentale e quella orientale riguardano il rapporto degli artisti con il mondo esterno. Fin dal rinascimento, pittori e scultori europei hanno sempre mirato a riprodurre fedelmente la realtà tramite diverse tecniche quali l'uso della prospettiva o l'estrema attenzione al dettaglio.

Gli artisti orientali hanno da sempre avuto un approccio diverso: il loro scopo, infatti, non è stato quello di creare qualcosa che somigli alla realtà, ma qualcosa che provochi nello spettatore delle sensazioni; lo scopo di questa diversa estetica non si compie attraverso una rappresentazione dettagliata e precisa del reale né tramite la semplice raffigurazione di ciò che gli occhi vedono.

In tutte le forme d’arte giapponese sembra sempre che ci sia qualcosa di non detto, qualcosa che è solo vagamente suggerito: un lato profondo e impalpabile, caratteristica fondamentale di questa estetica.

Il termine "yūgen" puó essere tradotto come "impalpabile profondità"; questo suggerisce che ci sia qualcosa sotto la superficie, qualcosa di celato e arduo da percepire. Secondo questo concetto, la vera bellezza si nasconde in pochi colpi di pennello o in una semplice tazza di ceramica grezza, se questi non vengono osservati superficialmente ma cogliendo le emozioni e le sensazioni più profonde che ne scaturiscono. Ed è proprio questa bellezza celata che può risvegliare nello spettatore profondi e remoti sentimenti.

Yūgen non è un concetto isolato. Altri termini possono designare sentimenti simili: shibui, wabi-sabi, shinzen, kanso, eccetera. Tutti questi, strettamente legati all'estetica zen, descrivono la bellezza delle forme semplici, delle imperfezioni e del deterioramento naturale delle cose. La contemplazione della bellezza in questo caso è qualcosa di molto intimo e malinconico, molto distante dalla funzione decorativa che l'arte ha sempre avuto in Europa.

Certe forme d’arte sono certamente più vicine al concetto di yūgen di altre: la ceramica, la calligrafia e tutte le arti connesse con la cerimonia del tè sono in genere quelle che più esprimono questo principio. Nonostante ciò, tutte le manifestazioni artistiche giapponesi sono state profondamente influenzate da questo concetto: le decorazioni delle lacche possono essere sontuose, ma spesso includono un semplice oggetto che si riferisce a una particolare poesia o che esprime una certa sensazione per una stagione; i volti delle sculture buddiste sono sempre sereni ma allo stesso tempo illeggibili, così lo spettatore viene toccato dalla loro bellezza nella parte più profonda dello spirito; anche un’armatura può trasmettere energia e forza attraverso i suoi colori e la raffinatezza dei dettagli. La nihonto, nota per essere la miglior spada in termini di bellezza ed efficienza, è probabilmente il più antico esempio di arte astratta: oltre ad essere un’arma è sempre stata considerata una delle espressioni più raffinate di artigianato artistico, con una lavorazione che traccia sull’acciaio motivi e disegni creati esclusivamente per essere ammirati, quasi fosse un’opera d’arte informale.

Fonte: http://www.giuseppepiva.com/


La spada non spada di John Stevens

John Stevens
LA SPADA NON SPADA
Una via all'illuminazione zen
A cura di Claudio Regoli

Fondatore della scuola di scherma “Itto Shoden Muto Ryu”, la scuola della ‘non spada’ da cui si è sviluppato il moderno kendo giapponese, Yamaoka Tesshu fu uno spadaccino invincibile, un illuminato e un grande calligrafo. Questo libro narra la sua storia e propone una selezione delle sue opere.

Fondatore della scuola di scherma "Itto Shoden Muto Ryu", Yamaoka Tesshu fu uno dei pochi cultori di arti marziali ad aver penetrato l'essenza di tante vie diverse: la via della spada, lo zen e la calligrafia. Questo libro di John Stevens, docente di buddhismo all'Università di Sendai, in Giappone, ma anche maestro di aikido, calligrafo e traduttore, ripercorre, attraverso fonti e documenti storici, le fasi salienti della sua vita e del suo insegnamento: la passione per la spada, l'addestramento; l'impegno politico al fianco dell'imperatore e poi il ritiro dalla scena pubblica per dedicarsi all'insegnamento della scherma fondando una propria scuola; la pratica dello zen nella tradizione di Tekisui e il conseguimento del risveglio a quarantacinque anni, e infine l'amore per la calligrafia, testimoniato da oltre un milione di opere, con cui usava sovvenzionare il restauro di templi o aiutare i bisognosi. Il volume è arricchito da una selezione di scritti di Tesshu tradotti dagli originali conservati nella biblioteca dello Shumpukan e da numerose riproduzioni delle sue opere pittoriche e calligrafiche.
Già uscito in Italia col titolo Lo zen e la via della spada e da tempo esaurito, esce oggi con una nuova accurata traduzione.

John Stevens, nato nel 1947 a Chicago, è docente di buddhismo presso la Tohoku Fukishi University di Sendai, in Giappone, dove vive dal 1973. Maestro di aikido, calligrafo, traduttore e studioso di buddhismo (è stato per nove anni monaco della scuola Soto), è autore di molti libri sul pensiero e la cultura orientali.

collana CIVILTÀ DELL’ORIENTE (argomento: ZEN-ARTI MARZIALI)
ISBN 978-88-340-1661-9
anno 2014
pagine 200, ill.
prezzo € 18,00

www.astrolabio-ubaldini.com


Innamorati in Giappone: San Valentino

Il 14 Febbraio è il giorno di tutti gli innamorati, si sa.

Ma se in occidente è tradizione che sia l'uomo a prendere l'iniziativa, in Giappone sono le ragazze a fare il primo passo, dichiarandosi con una scatola di cioccolatini alla persona amata. E non è semplice cioccolata: si tratta di dolcetti fatti in casa o acquistati appositamente in pasticceria. In questo caso si tratta di Honmei Choko (cioccolato per il prescelto) e sono presentati in confezioni più elaborate e riconoscibili.

Introdotta con successo in Giappone solo nel 1958, l'usanza di regalare cioccolatini è ormai radicata e vale anche nei confronti di amici, famigliari e colleghi maschi, cui si regalano dei pacchettini di Giri Choko (cioccolato di "dovere"), che indicano un rapporto affettivo meno intenso.

Un mese dopo, è il turno degli uomini. I ragazzi che hanno ricevuto i cioccolatini e ricambiano i sentimenti hanno la possibilità di ricambiare il 14 Marzo, chiamato White Day: vengono così offerti doni o cioccolatini bianchi per dimostrare il proprio amore. Attenzione, in questo caso vale il principio del sanbai gaeshi: il regalo deve avere valore doppio o triplo rispetto a quello ricevuto.


Etegami - Firenze

20 Febbraio 2014, dalle 18:00 alle 20:00
presso l’Associazione Culturale Lailac
Via G. Starnina, 68 – 50143 Firenze (FI)

Incontro per la creazione di Etegami

“Etegami” significa lettera o cartolina con disegno o schizzo.
Gli Etegami non sono vincolati da regole. Basta lasciarsi inspirare e mettere i propri pensieri e sentimenti su carta attraverso schizzi o disegni e poche parole.

L’Associazione Culturale Lailac in collaborazione con l’Associazione Etegami Giappone organizza incontri mensili, per la precisione un giovedì al mese dalle 18:00 alle 20:00, poter creare tutti insieme queste “lettere con disegno” da inviare poi ad amici e familiari.

La tecnica etegami è molto semplice e non richiede nessuna abilità artistica ma solo voglia di comunicare e ispirazione positiva per creare una immagine sincera e spontanea: il motto del fondatore dell’Etegami è proprio: “Va bene anche se non siete bravi, anzi, è meglio”.

Oltre a questi incontri con l’Associazione giapponese, Lailac ha avviato un “Progetto di Scambio di etegami” tra italiani e giapponesi ed a novembre, durante la 15° edizione della nostra manifestazione annuale Festival Giapponese di Firenze, ha raccolto 25 adesioni.
In questi mesi i primi etegami stanno viaggiando per e dall’Italia per creare una rete di scambi attraverso queste cartoline disegnate. Chi aderisce al progetto è però obbligato a scrivere in giapponese e questo può essere un dettagli interessante per chi desidera esercitarci e praticare la lingua giapponese scritta.

E’ possibile aderire anche al singolo incontro.

durata: 1 incontro (si può aderire anche ad incontro iniziato)
minimo partecipanti: 1 persona
quota: €10,00 a volta incluso materiale e francobolli

LAILAC
Associazione Culturale Giapponese
Via G. Starnina, 68 -50143 Firenze
Tel +39 055 702870 - Fax +39 055 7130134
info@lailac.it - www.lailac.it

Immagine: ©Scatti unici di A. Poggi


Cibo Giappone, un nuovo punto informazioni sulla cucina giapponese

Da venerdi 14 febbraio 2014 a domenica 16 Marzo
Cibo Giappone - Japan Food info point
in Corso Garibaldi 117 - Milano

Apre il temporary shop CIBO GIAPPONE- JAPAN FOOD INFO POINT

Venerdì 14 febbraio a Milano sarà possibile avvicinarsi al cibo giapponese e alle sue proprietà presso il nuovo temporary shop "Cibo Giappone" di corso Garibaldi 117.

Questa straordinaria iniziativa promossa dal MAFF, Ministry of Agricolture, Forestry and Fisheries, offrirà agli appassionati l’opportunità di degustare alcuni alimenti e bevande giapponesi come sakè e té verde e di acquistare gli alimenti direttamente importati dal Giappone.

Ogni settimana arriveranno ingredienti nuovi, per testimoniare il valore di una cucina salutare e di lunga tradizione, che nel 2013 ha ottenuto un riconoscimento importante: la tradizione culinaria giapponese Washoku è stata inserita nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’Unesco.

Tramite questo progetto, il MAFF si propone di offrire uno spunto di approfondimento della varietà e delle proprietà degli ingredienti di una cucina molto amata nel nostro Paese, diffondendo così la conoscenza dei cibi tradizionali e della cultura del cibo giapponese.

Pagina facebook :
https://www.facebook.com/CIBOGIAPPONE

Programma di “CIBO GIAPPONE - JAPAN FOOD INFO POINT”

・Presentazione di alimenti e della cultura alimentare giapponese.
Realizzazione di mostre che illustrino e trasmettano il concetto di cibo giapponese e diano l'opportunità di approfondirne la conoscenza.

・Vendita di prodotti alimentari giapponesi.
Vendita di prodotti alimentari "made in Japan" che arrivano direttamente dal Giappone.

・Degustazioni di cibi e bevande giapponesi.
Ogni giorno, ogni settimana, si potranno degustare cibi e bevande in vendita.

・Presentazione di vari tipi di sakè
Verranno esposti vari tipi di sakè, tra i più rappresentativi del Giappone, per presentarne al pubblico l'ampia varietà

CIBO GIAPPONE- JAPAN FOOD INFO POINT:

Corso Garibaldi 117 , Milano
Orari di apertura: da ven. 14 febbraio a dom. 16 marzo dalle ore 11:00 alle ore 19.30
Orario continuato/Entrata gratuita
Tel 02-653466