Muovere i primi passi nel mondo della lingua giapponese
Bene, ora che vi ho convinto a iniziare a studiare il giapponese illustrandovi gli aspetti più facili della lingua nel precedente articolo (che potete trovare qui), andiamo a vedere assieme come muovere i primi passi in questo mondo magico. In altre parole, da dove si parte?
Ecco cinque step da seguire per iniziare a studiare il giapponese con metodo:
- Hiragana & Katakana
Il sistema di scrittura giapponese è fondamentalmente composto da tre parti: due alfabeti sillabici e i famigerati caratteri derivanti dal cinese. Andiamo a vedere più in dettaglio con la frase d’esempio qui sotto:
私は ローマへ行きます。
Watashi wa Roma he ikimasu.
Le parti scritte in blu sono scritte in kanji, quelle scritte in verde in hiragana e quelle scritte in rosso in katakana. Hiragana e katakana sono quelli che abbiamo precedentemente definito come alfabeti sillabici. Ma cos’è un alfabeto sillabico innanzitutto? E’ un alfabeto composto da lettere che, al posto di rappresentare un singolo suono, rappresentano quello di una sillaba, solitamente composta da una consonante e una vocale. L’hiragana (in verde) è quello che tra i due viene utilizzato più frequentemente, in particolare per scrivere le desinenze dei verbi e le particelle. Il katakana (in rosso), invece, viene utilizzato principalmente per le parole di derivazione straniera.
Il primo e indispensabile passo per apprendere il giapponese seguendo un percorso ben strutturato, è quello di partire dallo studio dei due sistemi di scrittura dei kana: hiragana e katakana. Partire da qui è fondamentale per rendersi conto della presenza di quei lati della lingua che divergono dalla pronuncia italiana, come per esempio gli allungamenti delle vocali, per poi acquisirli.
- Saluti ed espressioni comuni
Una volta appresa la parte alla base del sistema di scrittura si può passare a imparare saluti ed espressioni comuni frequentemente utilizzate, come per esempio: “Buongiorno”, “Grazie”, “Arrivederci”, “Buon appetito”, ecc.
Vi stupirete di quanto queste espressioni non siano scontate! Infatti, spesso, anche se esiste un corrispettivo della stessa espressione in italiano, magari quella giapponese viene utilizzata in un contesto simile, ma leggermente diverso. Oppure, presumendo semplicemente che quella parola sia la diretta traduzione di quella in italiano, si vanno a perdere rilevanti sfumature di significato.
Prendiamo per esempio l’espressione いただきます (itadakimasu). Questa parola potrebbe essere superficialmente tradotta come “Buon appetito”. Tuttavia, se ci si ferma qui, si rischia di incappare nell’errore di rivolgere questa parola ad altri commensali, come faremmo in italiano. La chiave per comprendere perché sia sbagliato utilizzarla in questo modo risiede nel significato letterale della parola. いただきます infatti non ha un significato nemmeno lontanamente simile a “buon appetito”, si tratta della forma più cortese del verbo “ricevere”, perciò possiamo dire che equivalga all’italiano: “ricevo umilmente”. Questa espressione nello specifico viene, quindi, utilizzata per dimostrare la gratitudine nei confronti del cibo che si sta per consumare e anche alle persone che hanno contribuito alla creazione di tale pietanza.
- Grammatica di base
Una volta studiati i saluti e le altre varie espressioni, si può iniziare a imparare le strutture grammaticali di base della lingua. Da questo punto si può procedere in due modi diversi in base al fatto che ci si voglia affidare alla guida di un insegnante oppure no.
Farsi affiancare da un insegnante è sicuramente molto comodo e permette di concentrarsi esclusivamente sullo studio della lingua anziché preoccuparsi di come procedere. Inoltre, un insegnante potrebbe anche andare a colmare le eventuali lacune del libro di testo o adattare la spiegazione a ciascun alunno in modo tale che il concetto da apprendere risulti il più comprensibile possibile.
Il secondo metodo è quello da autodidatta, quindi quello di dedicarsi, in modo indipendente, allo studio della lingua. Ovviamente non è impossibile, anche se è normale dover affrontare qualche difficoltà in più rispetto a un percorso con un insegnante. Detto questo, ho qualche consiglio anche per te che hai deciso di affrontare questo viaggio da autodidatta. La prima cosa che mi sento di consigliarti, innanzitutto, è quella di dedicarti a un singolo libro di testo. Può sembrare un consiglio scontato, ma spesso potremmo essere attratti dall’acquisto di nuove risorse – come libri, app e iscrizioni a siti vari – perché magari le vediamo utilizzate e consigliate da qualcuno che è più avanti nel percorso di studi rispetto a noi. Tuttavia avere una moltitudine di risorse a mio avviso non fa altro che farci deviare dal percorso che già avevamo intrapreso, facendoci sentire sopraffatti dalla quantità di conoscenza che dobbiamo acquisire e dallo studio che ne consegue. In sintesi, quando ci si approccia per la prima volta alla lingua penso che sia ideale scegliere un singolo libro e concentrarsi a completarlo.
Rimane, dunque, un’ultima domanda a cui rispondere: che tipo di libro usare? I libri di testo principalmente utilizzati e consigliati per qualcuno che inizia da zero sono i seguenti:
…………………….
- Minna no Nihongo (a sx)
- Genki (in centro)
- Tobira Beginning (a dx)
Il Minna no Nihongo, essendo un libro completamente in giapponese, potrebbe essere un po’ difficile da approcciare da un principiante autodidatta, tuttavia dispone di un ulteriore volume (acquistabile a parte) con le spiegazioni grammaticali approfondite e le traduzioni. Alcuni punti a favore di questo libro sono che il volume con le spiegazioni è disponibile in diverse lingue tra cui anche l’italiano e che dispone di numerosi esercizi per far pratica di ciò che si è appreso.
Il Genki è considerato come un libro facilmente approcciabile dai principianti. La difficoltà delle lezioni aumenta progressivamente, nel libro principale sono contenute già le spiegazioni grammaticali, seppur concise e in inglese, e dispone di un workbook con esercizi basati su ciò che viene studiato nel libro. Quest’ultimo, come anche il precedente, seppur un po’ più completo è comunque stato pensato per essere utilizzato affiancato alle spiegazioni di un insegnante quindi spesso non è consigliato agli autodidatti. Su questo punto, tuttavia, mi sento di dissentire dal momento che online esistono moltissimi materiali gratuiti che possono andare a colmare questa lacuna.
L’ultimo libro, Tobira, a mio parere è quello più versato allo studio da autodidatta in quanto dispone di spiegazioni molto dettagliate sia per quanto riguarda il sistema di scrittura, sia per quanto riguarda la grammatica. Inoltre, include anche la presentazione e lo studio dei kanji alla fine di ogni capitolo. Il libro dispone anche di due workbook, uno dedicato alla grammatica e ai vocaboli e l’altro ai kanji e alla composizione scritta. L’unico punto negativo di questo libro, per uno studente autodidatta, è la difficoltà nel ricevere un feedback su esercizi come la stesura di un breve paragrafo di testo.
- Vocaboli & Kanji
Conoscere la grammatica senza conoscere un determinato numero di vocaboli è come avere una macchina, ma non la benzina per farla muovere! Perciò il prossimo step è proprio quello di iniziare a creare e ampliare il proprio vocabolario.
Per fare ciò, basta studiare i vocaboli che compaiono nelle conversazioni dei vari capitoli del libro di testo con i rispettivi kanji. Per quanto riguarda il metodo di studio, quello che consiglio di fare è di studiare attraverso l’uso di flashcards. Ma come utilizzarle?
Il primo step, se già non avete un mazzo pronto, è ovviamente quello di crearlo. Da un lato della carta andremo a scrivere la parola in italiano, mentre dall’altro la parola in giapponese in kanji, con la relativa lettura in hiragana. Una volta ultimata la creazione del mazzo di carte possiamo iniziare a studiare. Lasciando il lato con la traduzione in italiano girato verso di noi, cerchiamo di ricordare l’equivalente giapponese e lo scriviamo su un foglio (in hiragana o in kanji se stiamo studiando anche quelli). Infine girando la carta verifichiamo la correttezza della risposta che abbiamo scritto.
Prima di iniziare a studiare i kanji, consiglio di imparare a comprendere la loro origine, oltre a come funzionano e la ragione per cui hanno più di una lettura ciascuno. Questa fase preliminare sicuramente vi aiuterà a procedere più fluidamente nell’apprendimento di questi caratteri. Senza dubbio all’inizio risulterà impegnativo ricordarsi come si scrivono o come si leggono, ma più li si ripete più rimarranno impressi nella memoria.
- Fare tanti esercizi di output
Infine, per fare in modo che la conoscenza della lingua appresa attraverso le attività descritte nei punti precedenti non resti latente, è importantissimo fare tanti esercizi di output, ovvero esercizi che ci spingono a usare attivamente la lingua. Creare frasi con un determinato punto grammaticale, scrivere un paragrafo di testo riguardo a un particolare tema, cercare di utilizzare la lingua che si studia quando si parla da soli e tenere un diario, sono solo alcuni esempi di esercizi di output.
Ovviamente anche fare esercizi di input, ovvero esercizi in cui semplicemente dobbiamo coniugare il verbo o inserire una parola, è importante a suo modo, ma non aiuta effettivamente a essere in grado di produrre frasi da zero e quindi a utilizzare la lingua.
Bene, detto questo, spero che abbiate un’idea più chiara da dove iniziare ad apprendere questa magica e meravigliosa lingua!
Testo originale scritto da @redhead.sensei